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Storia della Kickboxing

  
A destra Rinaldi durante un calcio
La codificazione di svariati stili come diversi regolamenti mirati all'aspetto sportivo, scopo... in qualche modo di dimostrare un metodo, o regolamento, efficace e di interesse! I più fortunati, o i più accreditati, trovarono qualche anno dopo la seconda guerra mondiale modo di svilupparsi sino a raggiungere la notorietà e i loro obbiettivi. In Giappone, terra di pionieri e di "fermento" di stili, si va ad attribuire la nascita della kickboxing e di stili analoghi. Quest’ultimi però mantennero fede al vecchio karategi (kimono), cosa inversa invece accadeva nella kickboxing, che si annunciava un metodo di combattimento efficace e sportivo. Questo nuovo modo di combattere miscelava tecniche di boxe con l'aggiunta dei calci e ginocchiate, praticata su una superficie piana in palestra e presentata al pubblico su ring.
  

T. Fujiwara il simbolo della kickboxing giapponese degli anni '70, che in un certo modo creò anche il look della kickboxing, iniziò la sua pratica ed esemplare carriera sotto la guida del leggendario maestro K. Kurosaki. La kickboxing dunque era lì pronta per essere "importata". Nel contempo un noto americano di nome Joe Lewis, al quale oggi si va attribuendo il titolo di più rispettabile pioniere, prima dell’idea del fullcontact, e successivamente, nominato padre della kickboxing americana. Proveniente dal karate, lanciò per primo l'idea di praticare il karate fullcontact con guantoni e K.O. su ring. Ne sperimentò le prime regole in modo da poter unificare sotto un unico tipo di combattimento svariati stili, che allo stesso tempo risultasse valido, senza rovinare l'aspetto tecnico. L’alba lucente del karate full contact americano o american karate free style era iniziata. Ufficialmente nasceva poco prima della metà degli anni settanta e si trovava giusto a mezzo, tra il karate tradizionale e la kickboxing giapponese.

Da sinistra: Toshio Fujiwara, Joe Lewis e Kenji Kurosaki
  
Bill Wallace e, successivamente, Benny Urquidez contribuirono alla diffusione della Kick Boxing come sport
Grazie allo stesso Joe Lewis e al coetaneo Bill “Superfoot” Wallace, le più note riviste catalogavano questo come il nuovo metodo di combattimento, consacrando questi due campioni come protagonisti della nuova era. A conclusione di questo tipo di regolamento sportivo erano necessarie delle protezioni sicure, come guanti e scarpe da combattimento, che dessero garanzia e diversità. Grazie al noto maestro coreano Jhoon Ree fu possibile adottare e migliorare, le protezioni da lui stesso ideate per il suo TKD. Diventarono così equipaggiamento integrante per il karate full contact, permettendone lo sviluppo dell'allenamento e del combattimento. Da lì a poco sulla stessa scia dei due leggendari americani, un altro noto connazionale, Benny "The Jeet" Urquidez, passò senza difficoltà dal karate al full contact, la più pura kickboxing giapponese, portando quest'ultima ai più alti e rispettabili consensi in tutto il mondo, con tanto di rispetto da parte dei giapponesi stessi. Egli così facendo si consacrò a leggenda americana della kickboxing e sono ben note le sue imprese nei ring contro i più svariati campioni.
  

Grazie a due noti maestri italiani, il karate americano fullcontact approdava in Italia a partire dal '77. Agli inizi degli anni '80, per merito del noto maestro Ennio Falsoni, sbarcò anche il leggendario Benny "The Jeet" Urquidez con la sua kickboxing, "recando stupore ai primi fullcontactisti italiani". In quasi tutta Europa, a cavallo tra gli anni settanta e ottanta, si diffondevano nelle palestre queste nuove pratiche e in alcuni Stati veniva praticato sia l’american karate fullcontact sia la kickboxing. In altri per la maggiore veniva più accreditato il karate fullcontact come in Italia, o in Francia sotto il nome di Boxe Americaine. Mentre in Olanda, per citare una tra le scuole più famose, la scia e la bravura del leggendario Fujiwara e del funambolico Benny "The Jeet" Urquidez consolidava la kickboxing. Oggi diverse scuole come questa si sono specializzate nel combattimento ed includono la pratica del fullcontact come preparazione base per passare poi alla forma più avvincente di combattimento, come la kickboxing o la thai kickboxing.

Il libro scritto in gioventù da Ennio Falsoni
  
Bretch Wallis vince su Carter Williams al K1 del 7 Agosto 2004 a Las Vegas

In conclusione vi sono tre regolamenti sportivi che, in crescente, aumentano l'efficacia delle tecniche e diminuiscono le regole. Oggi grandi tornei come il K-1 ideato da un nipponico” sono la meta dei thaikickboxer. Mentre nel karate fullcontact, il quale nasceva con i kimoni colorati, rimane consacrata l’arte americana, che oggi va sotto il nome di American sport karate free style, anch’essa scuola specializzata che raggiunge i suoi obbiettivi. Il fine dell’american sport karate è la pratica delle forme (kata), di interpretazione libera (per la maggiore sono le musical forms), molto vicine al karate tradizionale quanto al wushu. Per quanto riguarda il combattimento, che va sotto il nome di sport karate point: combattimento con regole a punto stop (semicontact) o combattimento continuato lightcontact e fullcontact. (Vedi anche sport karate point regole)